Casa Museo Famiglia Allaira | LA STORIA
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LA STORIA

Una testimonianza completa di quasi 300 anni di storia

La famiglia Allaira è una delle più antiche di Castellamonte: nei registri parrocchiali di Castellamonte viene citata sin dal 1260.
Il cognome Allaira, ai tempi della sua comparsa sul territorio castellamontese  era originariamente diviso Al Ajras; certamente di origine spagnola, il cognome nel corso dei secoli subì poi varie trasformazioni che portarono all’unione le due parti  che lo componevano, sino ad Allajra. Infine nel corso del ventesimo secolo con l’avvento del fascismo il cognome assumeva la definitiva e attuale dicitura Allaira.
Della prima casa degli Allaira in Castellamonte non è stato possibile datarne l’acquisto, ma con l’acquisizione dei terreni adiacenti alla loro antica residenza essi procedevano al suo ampliamento verso fine Cinquecento come ben documentano le travi a vista di nove metri con un diametro interno di sessanta centimetri lavorate manualmente con l’accetta.
Ricordiamo alcuni loro importanti antenati: un teologo di chiara fama  insegnò all’Università di Torino, e fece modellare sulla facciata del sua casa una statua raffigurante la Madonna della Consolata, datata 1707. Un pievano contribuì con parte dei suoi beni personali alla costruzione della chiesa di San Rocco situata nell’omonimo rione di Castellamonte, ed ancora un altro pievano  contribuì alla costruzione della chiesa parrocchiale di Baldissero Canavese (di cui era parroco)  vendendo alcune cascine di sua proprietà.
Ad inizio Ottocento gli Allaira risultavano essere ancora contadini, e durante l’occupazione di Napoleone in Italia erano presenti in Castellamonte tre fratelli, di cui due erano sacerdoti ed uno a soli 16 anni veniva arruolato nel 1812 nell’armata napoleonica e inviato a combattere nella disgraziata Campagna di Russia. Ritornava fortunosamente vivo a Castellamonte nel 1815, quando già tutti i suoi fratelli lo consideravano morto. Il ritorno nella sua casa fu molto drammatico, in quanto nel periodo della sua assenza, i suoi due fratelli preti, avevano venduto tutta la loro proprietà (ed anche quella del reduce della Campagna di Russia) per pagare i loro debiti.
La continuazione della famiglia Allaira è assicurata dal reduce napoleonico  della Campagna di Russia, padre di due figli, Giuseppe e Francesco.
Di questi due fratelli, Francesco continuava a mantenere viva la tradizione famigliare nella lavorazione dei campi, Giuseppe  intraprendeva la carriera militare, che per quei tempi era l’altra grande opportunità, dopo quella della vita ecclesiale, offerta a tutti i giovani privi di mezzi per  potersi affermare nella vita.
Dei buoni rapporti che intercorrevano fra questi due fratelli, il militare di stanza a Savona, ed il contadino a Castellamonte abbiamo una ampia documentazione epistolare.
I due fratelli ebbero numerosa prole, in tutto dieci figli; di questi ne  sopravvissero soltanto tre, fra cui Giovanni il figlio del contadino, nato nel 1874, iniziatore della dinastia degli imprenditori ceramisti.
Nell’anno 1820, una parte della casa di proprietà della famiglia Allaira, venne acquistata dall’imprenditore ceramista Giovanni Bianco di Castellamonte, per installarvi una manifattura per la produzione di stufe, terraglie,ornati architettonici ed altri accessori per la casa: vi faceva lavorare una quarantina di operai.
Nel 1886, Giovanni frequentò con profitto la Regia Scuola Tecnica della città di Ivrea; proseguì successivamente i suoi studi presso il Regio Istituto Tecnico “G. Sommelier” di Torino ove conseguì ottimi risultati scolastici  e prese il diploma di ragioniere.

Nel periodo degli anni 1892 – 1894, a soli 18 anni, a Giovanni Allaira venne richiesto di collaborare all’amministrazione della ditta di stufe e franklini di Giovanni Bianco, adiacente alla sua abitazione, incarico che accettò con entusiasmo in quanto gli permetteva di porre in pratica gli insegnamenti scolastici ricevuti.
Nonostante la giovane età, Giovanni mise immediatamente in luce le sue straordinarie capacità imprenditoriali e organizzative nella conduzione aziendale della ditta di Giovanni Bianco.
Da quella sua prima esperienza di gestione aziendale, egli intuì l’importanza di poter disporre di personale adeguatamente formato e qualificato, in modo particolare per lo svolgimento delle mansioni riguardanti la conduzione dei forni, la produzione degli oggetti ceramici con l’applicazione delle nuove tecnologie e metodologie di lavorazione , la progettazione e costruzione dei modelli, l’applicazione delle nuove tecniche di verniciatura degli oggetti prodotti.
La sua perspicacia e lungimiranza, lo portò ben presto ad affrontare il problema della formazione del personale addetto alla lavorazione della ceramica, e dimostrò quanto fosse importante e necessario per le manifatture ceramiche stesse risolvere presto e bene tale problematica.
Della sua disponibilità per l’insegnamento e la formazione degli operai trovò ulteriore conferma nel conferimento di un attestato del 1895 che gli venne rilasciato dalla “Società artisti terraglieri di Castellamonte” in cui  riconoscevano al rag. Giovanni Allaira, l’opera solerte che aveva prestato per l’istruzione dei soci.
Nell’anno 1900 il rag. Giovanni acquisì una cointeressenza nella ditta di Giovanni Bianco,  questi che aveva una figlia come unica erede, non interessata a proseguire l’attività industriale del padre, fu ben lieto nel concedere al rag. Giovanni una opportunità diretta in qualità di socio nella partecipazione finanziaria della propria azienda, anche in considerazione delle capacità di gestione della fabbrica dimostrate dal giovane.
Nell’anno 1901, il rag. Allaira partecipò e vinse il concorso pubblico indetto dal Comune di Castellamonte per la ricerca di un funzionario addetto alla segreteria comunale e venne nominato segretario comunale di Castellamonte il 28 giugno dello stesso anno.
Nel 1902 il rag. Giovanni vedeva concretarsi la sua felice intuizione sulla formazione del personale addetto alle lavorazioni ceramiche; infatti su iniziativa della locale “Società Operaia”, con la partecipazione di imprenditori castellamontesi, avvalendosi della collaborazione di modellatori e decoratori ceramisti, davano vita ad una scuola professionale per la qualificazione del personale addetto alle manifatture ceramiche; egli si impegnò direttamente attraverso l’insegnamento del disegno geometrico agli alunni e al disbrigo delle pratiche amministrative nella segreteria della scuola.
Tutte queste iniziative ponevano in evidenza le grandi qualità imprenditoriali di Giovanni Allaira; nel 1902 sarà poi l’imprenditore Giovanni Bianco, a convincerlo ad abbandonare il suo incarico di segretario comunale della città di Castellamonte per dedicarsi completamente all’attività imprenditoriale nella ditta di Giovanni Bianco di cui egli era già socio.
Alla morte di Giovanni Bianco, avvenuta nel 1902, il rag. Allaira acquistò dalla vedova dell’imprenditore tutta l’intera proprietà Bianco, cioè le case, i terreni,  le cave e gli stabilimenti in cui una parte della  attività manifatturiera era stata impiantata nella sua casa.
Tutta l’operazione finanziaria di acquisizione delle proprietà della ditta di Giovanni Bianco gli fu possibile per l’apporto determinante di capitali che ricevette dai parenti di sua moglie Linda, i Bissattini di Udine, importanti imprenditori e clienti della ditta di Giovanni Bianco che lui ebbe modo di avvicinare e conoscere nello svolgimento dell’attività di rappresentante commerciale per la ditta, quando girava l’Italia per fare conoscere e vendere le stufe e tutti gli altri manufatti che in essa venivano prodotti.
La famiglia Bissattini lo aveva apprezzato come genero per le sue qualità umane e morali e poi come amministratore per le ottime qualità manageriali che il rag. Giovanni aveva dimostrato durante gli anni di frequentazione della loro famiglia;  pertanto furono ben lieti di poterlo aiutare finanziariamente ad intraprendere l’attività di imprenditore ceramista.
Egli cambiò la ragione sociale della ditta acquisita in : “Antica Fabbrica di Stufe e Franklini di Giovanni Bianco, materiale in terra cotta per uso di case, giardini ecc.”, con stabilimento in Castellamonte e cave in regione S. Anna, Spineto superiore, Benasso, tutte località site sulle colline nei dintorni di Castellamonte.
Nell’anno 1904, sotto la sua direzione, la società del rag. Giovanni Allaira e la famiglia castellamontese degli imprenditori ceramisti Pollino, con stabilimenti in Castellamonte, si associarono per realizzare insieme una grande ditta per la produzione ceramica, peraltro con prodotti fra loro molto simili, in grado di essere maggiormente competitiva sui maggiori ed importanti mercati italiani e stranieri.         L’associazione con la famiglia Pollino, la quale possedeva ben quattro fabbriche dislocate nei vari rioni di Castellamonte diede origine ad un potente gruppo dell’imprenditoria ceramica di Castellamonte.
L’intraprendenza imprenditoriale del rag. Giovanni, unita alla sua continua e inesauribile sete di apprendimento, lo portarono a visitare le Mostre Internazionali che si svolgevano nelle diverse città italiane e non. La testimonianza di queste sue presenze è documentata da un  biglietto di ingresso di lire due alla Esposizione Internazionale di Milano del 1906.
All’inizio del ventesimo secolo, la ditta “Antica fabbrica di stufe e franklini di Giovanni Bianco, ecc.” cambiò varie volte denominazione e veste istituzionale.
Nel 1907 la denominazione diventava : “Fabbrica di terraglie ditta Giovanni Bianco Castellamonte”, nel 1908: “Antico Stabilimento Ceramico ditta Bianco Giovanni Castellamonte”, e nel 1910 cambiava ancora una volta ragione sociale e diventava : “Premiati Stabilimenti Terre Cotte e Grès ditta G . Bianco Castellamonte”.
Nell’anno 1908 il rag. Giovanni Allaira, in collaborazione con la famiglia Pollino, contribuì alla gestione della ditta di Castellamonte “Ceramiche Fratelli Stella”,  un sodalizio che durerà sino al 1914.
Nel 1911, il rag. Giovanni Allaira partecipò alla grande Esposizione del Cinquantenario del regno d’Italia a Torino, ricevendo quale riconoscimento per la sua produzione la medaglia oro; la sua presenza alla esposizione torinese è documentata anche dalla sua personale tessera di espositore.
Lo straordinario ingegno imprenditoriale del rag. Giovanni si esplicitava nel 1911, quando una sua geniale quanto semplice intuizione trovò nella collaborazione con il notaio dott. Luigi Forma di Castellamonte la spinta ideale per la formazione di un grande pool di aziende ceramiche castellamontesi, organizzate in modo tale da essere più efficienti e competitive sui mercati nazionali ed internazionali.
Egli richiese ai numerosi imprenditori ceramisti di unirsi in una unica grande società, con unica gestione amministrativa e produttiva, in grado di coordinare le produzioni nei singoli stabilimenti, di distribuire i vari ordinativi in relazione alle caratteristiche produttive delle singole manifatture e poi di vendere nei vari mercati nazionali e internazionali i prodotti così ottenuti a prezzi concorrenziali.
Il 1912 fu anche l’anno in cui tutte le aziende ceramiche castellamontesi dovettero affrontare un lungo e logorante sciopero di tre mesi da parte degli operai terraglieri che richiedevano una diminuzione dell’orario di lavoro ed un significativo aumento dei salari essi percepivano in media circa trentotto soldi al giorno. Al termine della lotta sindacale ottennero un aumento dei salari del venti per cento circa.
Tali rivendicazioni sindacali ebbero come conseguenza immediata un notevole aumento nei costi di produzione e una minore competitività dei loro prodotti ceramici nei vari mercati nazionali.  Questi fattori uniti alle difficoltà che ancora molti dei piccoli imprenditori incontravano nel proporre i loro prodotti sui mercati lontani oltre la regione per via dei notevoli costi dei trasporti delle merci furono cause e stimoli per parecchi ed importanti ceramisti di Castellamonte ad aderire alla sua iniziativa.
L’associazione diede vita alla società A.R.S. “Anonima Refrattari e Stoviglie” , che aveva come scopo societario quello della compravendita e costruzione di oggetti in ceramica e fumisteria.
L’ing. Hamily Di Robilant assunse la presidenza della società “A.R.S.”  e   il   rag.   Giovanni   Allaira   la   funzione   di   coordinatore
amministrativo e commerciale; egli distribuiva gli ordinativi in base alle rispettive specializzazioni delle produzioni nei vari stabilimenti dei soci.
Furono soci fondatori della società “A.R.S.”: l’avv. on.le ing. Giuseppe Goglio un personaggio importante della borghesia di Castellamonte e sempre presente nelle varie iniziative sia finanziarie sia imprenditoriali ed i più importanti industriali ceramisti castellamontesi di inizio Novecento quali : Rolando Martino e suo fratello Bernardo, Pagliero Giovanni e suo fratello Bartolomeo, Reverso Giovanni che acquista le azioni da Querio Giovan Battista, Pagliero Terenzio, Pollino Sabiniano, Allaira cav. Rag. Giovanni e Luria rag. Attilio e Di Robilant ing Hamily.
Nel 1915 la Prima Guerra Mondiale vedeva coinvolta anche l’Italia e la rendeva bisognosa di armamenti;  per fronteggiare tale emergenza militare furono coinvolte anche le industrie della ceramica. Le manifatture vennero classificate “ausiliarie di guerra” e obbligate a produrre quasi esclusivamente materiali refrattari per le fonderie di guerra, tanto che  per  fronteggiare le necessità produttive che il conflitto mondiale richiedeva si dovettero impiegare nelle fabbriche non solo operai locali ma anche prigionieri di guerra ungheresi ed austriaci.
La personalità e la cultura del rag. Giovanni non potevano passare inosservate ai suoi concittadini; infatti questi gli chiesero di metterle a disposizione  della comunità castellamontese assieme al suo ingegno e alla sua intraprendenza. Nel 1914 venne eletto sindaco della città di Castellamonte, incarico che mantenne per sei anni.
Gli anni in cui egli  guidò la città lo videro impegnato nelle numerose ed importanti iniziative che una città in forte sviluppo industriale come Castellamonte costantemente richiedeva. Alcune delle sue iniziative (quali la realizzazione di gran parte dell’acquedotto e della illuminazione cittadina, la strada di collegamento con la Valle Chiusella, la richiesta al Ministero dell’Industria della regificazione della locale “Scuola Professionale di disegno applicato alla ceramica”,  già funzionante sin dal 1902 (il decreto arrivava nel 1922) trovavano largo consenso nella popolazione.

Nell’anno 1916 veniva eletto presidente del “Comitato di Assistenza Civile di Castellamonte, incarico che manteneva anche negli anni 1917 e 1918.
Anche sua moglie Linda Bissattini  veniva coinvolta nella organizzazione delle opere di assistenza nel mondo femminile, assumeva la  presidenza del “Comitato di Femminile di Assistenza Civile di Castellamonte” e si prodigava nella raccolta di fondi da distribuire alle molte vedove di guerra presenti in città.
Per il suo impegno e contributo profuso in campo civile nel 1916, S.A.R. Tommaso di Savoia, duca di Genova, con decreto di nomina gli conferì il titolo di “Cavaliere dell’Ordine della Corona d’Italia”, e nel 1919 gli giunse anche un attestato di benemerenza a ricordo delle sue importanti iniziative benefiche in favore della popolazione castellamontese, nello svolgimento delle  sue funzioni municipali, durante i terribili anni della grande guerra.
Il suo indomabile spirito imprenditoriale non veniva minimamente limitato nella sua azione nonostante l’impegno che aveva assunto con la carica di sindaco di Castellamonte; anzi, proprio in quegli anni egli assumeva  l’amministrazione di  molte grandi  aziende  castellamontesi
della ceramica quali: Allaira & Pollino, Ceramiche Fratelli Pollino, Ceramiche Stella Michele e figli, la  Società del Grès Ceramico, la società Anonima Refrattari e Stoviglie oltre naturalmente a seguire le produzioni e distribuire ordinativi anche in molte altre piccole realtà produttive della zona collegate alle  grandi industrie ceramiche.
Nel 1918 la società A.R.S. venne posta in liquidazione, ed il rag. Giovanni, nella sua funzione di gerente amministrativo, vendette alla “Società Anonima Cave Italiane di Torino” lo stabile di proprietà della società di via Carlo Botta n°19, composto da una porzione di fabbricato e da un corpo fabbrica di terraglie con due forni e una stanza con macina. Si chiudeva così l’avventura dell’associazionismo fra i vari produttori ceramici di Castellamonte.
Nell’anno 1920 il rag. Giovanni fondò la “Società Cooperativa in accomandita semplice per azioni Allaira, Pollino & Compagni” a capitale illimitato di azioni di cento lire cadauna nominative. Lo scopo societario era l’esercizio dello stabilimento Allaira & Pollino per la produzione di materiale refrattario.
Nell’anno  1921  il  rag. Giovanni  creò  il  marchio  “I.C.R.A.” (Industrie Ceramiche Riunite Allaira), una holding che raggruppava tutte le aziende a totale capitale e gestione della famiglia Allaira.
La prerogativa principale del marchio “I.C.R.A.” era quella di mantenere   sempre   inalterata   la   specificità   dei   manufatti   che   si
realizzavano nelle singole aziende del gruppo.
La società Giovanni Bianco del rag. Giovanni Allaira, gruppo I.C.R.A., nel 1921 acquistò lo stabilimento di Castellamonte della ditta “Giuseppe Buscaglione e fratelli” – successori della ditta “Giacomo Buscaglione”; questa antica ditta, con succursali sparse nelle varie città italiane veniva incorporata anch’essa sotto il marchio “I.C.R.A.”
Il dinamismo industriale del gruppo Allaira era visibile e tangibile anche nelle sue varie partecipazioni alle esposizioni nazionali ed internazionali del periodo, ove portava sempre nuove produzioni e prodotti innovativi tali da attirare sempre l’attenzione ed i giudizi favorevoli delle commissioni giudicanti.
Il rag. Giovanni , uomo di formazione amministrativa, si pose all’attenzione generale per la realizzazione di un suo brevetto per la fabbricazione e la lavorazione di un particolare grès, che egli stesso depositava nelle opportune sedi, fatto che testimonia la sua preparazione tecnica acquisita durante tutti gli anni di gestione amministrativa nelle varie aziende.
Con atto del 2 febbraio 1923, redatto dal notaio Forma dott. Luigi di Castellamonte, venne costituita in Castellamonte la : “Fabbrica Italiana di Grès Ceramico, società in accomandita per azioni” con un capitale di lire trecentomila, con scopo societario la produzione e commercio di ceramiche in genere.
In questa nuova società il rag. Giovanni Allaira acquisì una buona partecipazione  azionaria  e  ne  assumeva  la  carica  di  gerente amministrativo e componente del consiglio di amministrazione.
Il rag. Giovanni chiamò a far parte della costituenda società “Fabbrica Italiana di Grès Ceramico ed Affini”, un suo grande amico ed estimatore il sig. Camillo Luria,  membro della comunità ebraica di Torino; conosciuto nei lontani anni della scuola di Torino, erano diventati amici e successivamente soci in vari affari industriali. Il sig. Camillo Luria e la sua famiglia erano titolari dell’ azienda di confezioni “Facis” di Torino.
La famiglia Luria, essendo molto facoltosa e con buone disponibilità finanziarie, divenne per il rag. Giovanni una delle principali fonti di finanziamento quando doveva intraprendere importanti iniziative industriali.
La ditta “Giovanni Bianco” nel 1928 cambiava nuovamente denominazione sociale diventando “Ditta Bianco Giovanni – Castellamonte – rag. Giovanni Allaira successore”. Erano questi anche i tempi in cui la produzione delle stufe incominciava ad incontrare le prime serie difficoltà di mercato; le aziende erano costrette a drastiche riduzione della loro forza lavoro, pertanto anche i dipendenti della ditta del rag. Allaira vennero ridotti da circa sessanta a ventotto nel 1929.
La crisi che stava attanagliando le industrie ceramiche dopo la prima guerra mondiale era dovuta in parte al fatto di essere state dichiarate aziende “sussidiarie di guerra” e costrette a sviluppare nuove tecnologie e nuovi prodotti che per tradizione non appartenevano loro, quali potevano essere la produzione e la relativa tecnologia dei mattoni refrattari. Le aziende passavano da un’alta qualità artigianale, in cui l’artigiano poneva tutta la sua esperienza e bravura, alla costruzione di un mattone refrattario che richiedeva solo gesti seriali e nessuna arte.
Un altro elemento della crisi in atto era da ascrivere alla caduta del prezzo della ghisa e dei materiali ferrosi nel dopo guerra. Era questo un grave segnale per le industrie ceramiche di prodotti per il riscaldamento e la fumisteria in genere; infatti i prodotti per il riscaldamento domestico costruiti in ghisa venivano venduti a prezzi inferiori rispetto a quelli prodotti con la terra refrattaria.
La conversione alle nuove produzioni di prodotti refrattari aveva costretto il rag. Giovanni all’acquisto di nuovi e moderni impianti (i quali nella maggior parte dei casi erano di provenienza estera, quindi particolarmente costosi) che procurava all’azienda gravi  problemi di natura finanziaria.
L’abbassamento della qualità del prodotto creava nel cav. Allaira una grave crisi di identità industriale, in quanto egli non si rassegnava al fatto che le sue aziende di grandi tradizioni ceramiste fossero trasformate in produttrici seriali di mattoni refrattari.
Negli anni compresi fra il 1918 e il 1926 si incominciavano già a vedere i primi riscaldamenti centralizzati con caloriferi realizzati in ghisa, limitati in un primo tempo solo alle caserme, ospedali, grandi alberghi e condomini, ma la casa normale continuava ancora ad essere riscaldata dalle stufe tradizionali in ceramica.
Per le aziende del rag. Giovanni, gli anni del primo dopo guerra  furono ancora  anni in cui esse rimasero ancora in grado, di mantenere la loro caratterizzazione artistica nella produzione ceramica, e riuscivano ancora a soddisfare almeno in parte la loro numerosa clientela sparsa in tutta Italia ed anche all’estero.
Erano pure gli anni in cui in Italia si stava affermando il fascismo; il  rag. Giovanni,  grande elettore di Giovanni Giolitti, non aderirà mai al fascismo, venendosi così a trovare in questo modo estromesso da tutte le cariche pubbliche che ricopriva. Amareggiato, abbandonava la sua attività imprenditoriale e quella pubblica, lasciando spazio ai suoi figli: Giuseppe  laureato in chimica industriale e Franco  laureato in giurisprudenza.
Negli anni fra il 1932 e il 1933 Giuseppe e Franco iniziarono a gestire le aziende di famiglia, ancora molto ben avviate e con un portafoglio di buoni contratti con grandi imprese nazionali. Nella gestione delle fabbriche del gruppo, Giuseppe si occupava in modo particolare della parte tecnica e dirigenziale della forza lavoro.
Nel gennaio del 1931, la ditta Giovanni Bianco di Giuseppe Allaira presentava ricorso al comune di Castellamonte contro la richiesta di ricerca ed estrazione di caolino in territorio del comune di Castellamonte avanzata dalla società anonima Ceramica Canavesana.
Il dott. Giuseppe Allaira si opponeva in quanto asseriva che le cave di estrazione delle argille erano da sempre cave allo scoperto, sfruttate da secoli dai singoli proprietari, i quali usavano direttamente il materiale estratto oppure lo cedevano alle industrie locali.
Nel periodo del fascismo ed in particolare in regime autarchico, i mattoni refrattari erano richiesti in grandi quantità dalle grandi fonderie nazionali che producevano armi o pezzi speciali per l’industria militare italiana.
Il dott. Ing. Giuseppe, sin dagli anni dell’Università si era sempre dedicato con grande passione allo studio dei materiali per la ceramica, ed anche la sua tesi di laurea aveva per oggetto: “Elettrolisi delle sostanze argillose”.
Negli anni a ridosso della Seconda Guerra Mondiale, e precisamente nel 1940, l’ing. Giuseppe Allaira dirigeva a Castellamonte il  “Gabinetto sperimentale per lo studio dei refrattari” ed un corso triennale di addestramento riservato ai lavoratori addetti alle lavorazioni dei refrattari.
Ritroviamo nuovamente nel 1940 per opera dell’ing. Giuseppe quella particolare attenzione nella formazione degli operai addetti alle lavorazioni ceramiche, felice intuizione che suo padre il rag. Giovanni aveva già saputo applicare con grande lucidità a suo tempo.
I nuovi tempi che si profilavano all’orizzonte esigevano sempre più operai esperti nelle moderne metodologie di lavorazione, come la nuova tecnologia dei materiali refrattari richiedeva.
Nel 1942, nelle cave di proprietà del gruppo I.C.R.A. erano addetti alla estrazione dell’argilla due operai manovali che percepivano una paga oraria di lire due e sessanta centesimi.
L’istituzionalizzazione del marchio I.C.R.A. avveniva solo nel 1943, con atto del tribunale di Ivrea, ove risultava responsabile Allaira ing. Cav. Giuseppe,  con capitale sociale di quarantamila lire e come scopo societario quello della fabbricazione e vendita ceramiche.
Lo scoppio della seconda guerra mondiale avveniva proprio nel momento in cui le aziende del gruppo I.C.R.A. stavano attuando un importante programma di risistemazione degli impianti produttivi, affinché fossero posti in grado di realizzare per potenzialità, per quantità e qualità, quella che era necessaria per assicurare materiali refrattari che il mercato nazionale richiedeva.
Nel momento in cui il gruppo “I.C.R.A.” investiva importanti capitali nell’acquisto delle moderne attrezzature, queste venivano bloccate alle frontiere italiane, dallo scoppio della Seconda Guerra Mondiale, in quanto la maggior parte delle macchine produttive erano di provenienza francese e inglese.
La guerra durante il suo corso fece scarseggiare anche  l’approvvigionamento del carbone, combustibile, insieme alla nafta, indispensabile per l’alimentazione nei forni di cottura dei materiali refrattari. Nell’inverno del 1944 scomparvero completamente i combustibili ed i fratelli Allaira dovettero quindi fare ricorso alla legna per l’alimentazione dei forni di cottura dei materiali.
Il basso potere calorifero della legna non garantiva una buona cottura dei materiali, in quanto i refrattari, materiali con alto tenore di allumina, richiedevano una temperatura di cottura di 1300° C. e non di 900° C. come a malapena riuscivano a raggiungere con la legna.
La produzione di mattoni poveri di allumina,  unita alla scarsità di liquidità monetaria per il pagamento degli stipendi degli operai ed in ultimo l’inflazione del 1945-46 furono gli elementi che complessivamente contribuirono al declino della ICRA, che nel 1946 chiudeva l’attività  e faceva nascere un nuovo gruppo con un nuovo marchio “I.R.C.A.” (Industrie Refrattari Ceramiche Affini).
Le banche, viste le difficoltà in cui versava il nuovo gruppo “I.R.C.A.”, non concedevano più crediti importanti, tali da permettere alla famiglia Allaira di iniziare una efficace ristrutturazione aziendale per affrontare il periodo della ricostruzione del dopo guerra, ma solo linee di credito molto limitate e sufficienti appena per affrontare l’ordinaria amministrazione aziendale.
La grandi crisi che nel dopoguerra aveva coinvolto tutta l’attività imprenditoriale della famiglia Allaira culminò nel 1953 con lo scioglimento del marchio “I.R.C.A.” e la chiusura della ditta Bianco Giovanni – Castellamonte, che veniva incorporata nella nuova  “Cooperativa Ceramica Castellamonte”, amministrata dall’ing. Giuseppe Allaira, ove erano occupati una quindicina di addetti.
La chiusura definitiva dell’attività industriale della famiglia Allaira avvenne nel 1957 con l’acquisizione della proprietà della “Cooperativa Ceramica Castellamonte”  da parte della ditta “C.I.D.A.” sas (Ceramiche Industrie Decorative Artistiche) di Torino.
La famiglia Allaira si trasferì in parte a Milano e in parte a Torino e Roma, dedicandosi ad altre attività produttive, poi ad inizio degli anni sessanta, gli attuali eredi dr. Giovanni  Allaira e sua moglie Maria Antonia Arioli decisero l’acquisto delle antiche proprietà immobiliari  disperse nel corso degli anni.
Gli immobili siti in Via Massimo d’Azeglio n.172-174 e 176, legati alle case di abitazione della famiglia Allaira ed ai laboratori destinati all’attività produttiva ceramica vennero acquistati in varie riprese direttamente dal dr. Giovanni Allaira e da sua moglie Maria Antonia con grande impegno finanziario. La signora Maria Antonia , milanese di origine, era rimasta così affascinata dal gruppo di edifici che componevano l’antica fabbrica, anche se in stato di notevole degrado, che decise di affrontare un lungo e radicale cambiamento trasferendosi definitivamente per seguire da vicino i lavori di ristrutturazione, di restauro della parte architettonica e degli spazi circostanti. L’essere cresciuta per molti anni a Cernobbio, sul lago di Como, in una villa settecentesca, le ha consentito di creare l’ambientazione più adatta a ricreare lo stile delle varie epoche  (1600-1700-1800) presenti nella struttura.

Solo dopo più 40 anni di lavoro e di sacrifici la famiglia Allaira è stata in grado di raggruppare una testimonianza completa di quasi 300 anni della sua  storia  e di conseguenza anche della Città di Castellamonte.
La presenza in loco dell’attività ha inoltre consentito a molte famiglie di Castellamonte di cedere in prestito d’uso o di vendere pezzi di pregio  realizzati nei secoli scorsi anche da importanti artisti a testimonianza dell’importanza e della serietà dell’Associazione Casa Museo Famiglia Allaira.

 

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